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venerdì 23 giugno 2017 10:53
Notizie Cronaca: Rifiuti a Noto, presunte infiltrazioni mafiose: 4 arresti
Scritto da Redazione   
ImageCi sarebbero le mani del clan Trigila sui rifiuti di Noto. La Polizia e la Guardia di Finanza hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro indagati per presunte infiltrazioni mafiose.

Con l’accusa di tentata estorsione aggravata e danneggiamento, aggravati dal "metodo e dalle modalità mafiose", commessi nei confronti della Roma Costruzioni Srl, società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti a Noto, agenti della squadra mobile e militari della Tenenza di Noto e del Nucleo di Polizia Tributaria di Siracusa hanno arrestato Angelo Monaco, 62 anni, storico appartenente al clan «Trigila» già condannato per associazione di tipo mafioso, indicato come il promotore del tentativo di estorsione, ed esecutore materiale dell’attività ritorsiva di violenza e minaccia. Gli altri destinatari del provvedimento restrittivo in carcere emesso dal Gip di Catania sono Pietro Crescimone, 55 anni, ritenuto l’esecutore del danneggiamento e del tentativo di estorsione, e Giuseppe Casto, 35 anni, condannato per omicidio volontario e autore dei reati contestati durante un permesso premio.

E’ stato posto agli arresti domiciliari un quarto indagato: l’imprenditore Vincenzo Guglielmino, 63 anni, che avrebbe agito in nome e per conto di Monaco, avanzando la proposta estorsiva al rappresentante legale della Roma Costruzioni Srl. Sarebbe stato lui, che è rappresentante legale della G.V. Servizi Ambientali Srl ed anche "direttore tecnico" della E.F. Servizi Ecologici Srl, società che gestiscono il servizio di raccolta rifiuti in diversi comuni siciliani, a chiedere l’assunzione di due operai. Richiesta che non sarebbe stata accolta. La domenica di Pasqua, 16 aprile scorso, la rappresaglia: l’incendio ad un autocompattatore all’interno dell’autoparco. Ma la società non accettò il tentativo di estorsione e denunciò. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania. Per fare pressione sull'azienda sarebbe stato anche incendiato un autocompattatore della Roma Costruzioni per convincere la società ad assumere due operai.
 
 
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